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日志


2006/8/25

Irlanda #3: Galway - Isole Aran


A Galway (Gaillimh) arriviamo dopo poco più di 200 km resi faticosissimi dalle file che puntualmente trovi in Irlanda ogni qualvolta la statale che stai percorrendo attraversa una città un po’ più grande delle altre. Sono quasi le 7 sera, è pieno di turisti, è venerdì 11 agosto e per trovare un posto decente c’è bisogno di fortuna. La maggior parte di B&B presenta il cartello “No vacancies”, non c’è posto. Quei pochi con il più simpatico “Vacancies” sparano dei prezzi dai 45 euro in su. A due passi dal centro arriva la botta di culo: 25 euro a testa, due camere doppie, ma niente colazione. Affare fatto. Le stanze non sono grandissime (eufemismo accettabile dopo una prima fuggevole occhiata), pazienza per la colazione. In realtà è una vera topaia, appena sufficiente per farci entrare un letto ed un mini bagno. Un casino poi sistemare i bagagli. Fissiamo per 3 notti. L’idea è di restare a Galway anche di più, ma cercare qualcos’altro di migliore a week-end finito. L’auto la lasciamo in un maxi parcheggio dietro la topaia a 3,5 euro al giorno.

Usciamo e subito la città ci mostra il suo aspetto migliore. Una vivacità assoluta agognata per tutta la vacanza coinvolge le strade del centro: una gran massa di turisti a maggioranza giovanile (ottima la rappresentanza femminile…) con voglia di far festa riempie le viuzze pedonali, entra in un sacco di locali (pub e ristoranti soprattutto), osserva le vetrine e si ferma ad ammirare gli artisti di strada che sbucano ad ogni angolo. Sono in prevalenza musicisti; noi veniamo colpiti da uno spettacolare chitarrista-armonicista e da un gruppo numeroso di percussionisti che faceva un gran baccano, ma non sbagliava una battuta.
In quasi ogni pub c’è musica dal vivo (pop-rock, non tradizionale irlandese). Degni di nota il Quay, a tre piani, il più bello ed il più tipico, ed il King’s Head, forse il più affollato, non “irlandesissimo” e che ha appeso al soffitto uno striscione trionfante: “ dal giovedì alla domenica, musica dal vivo fino alle 2!!! ”. Tanto risalto per un orario del genere (e pure limitato al fine settimana), spiega i tempi irlandesi… Ci passiamo l’intera serata fra Guinness, tentativi delusi di bere un qualsiasi cocktail (non conoscono neanche il Cuba Libre, glielo spiego io, e lo pago 8 euro), musica (il gruppo fa Pink Floyd, Led Zeppelin, Guns n’ Roses, Red Hot Chili Peppers e tanto altro con gli immancabili Killers con “Mr. Brightside” che qui va tantissimo…boh?) e tentativi di approccio più o meno riusciti con italiane e irlandesi (che dominano, calando a Galway per il week-end, per poi sparire nella settimana).
Alle 2 chiude tutto, ma fuori c’è ancora un casino della Madonna. Sembra Rimini, con la differenza che qua il vento che arriva dall’Atlantico ti obbliga ad un bel maglione e fa ugualmente un freddo cane (servirebbe un Aran Sweaters)… anche se a giudicare da come (non) sono vestite le ragazze irlandesi, per loro è quasi caldo.

In città sbucano ovunque tour organizzati per le Aran e per le Cliffs. Dopo tanta auto una gita in bus, stile “turista giapponese” può andare. Impieghiamo l’intero giorno seguente per vedere la città ed organizzarci per le Aran. Galway non offre granché. In Eyre Square ci sono due monumenti che fatichiamo a capire; è soprattutto una piazza ben curata e con tanto verde sul quale stendersi, dove decine di persone passano qualche ora. Anche qui le solite chiese e cattedrali. Non molto dissimili da quelle delle altre città, sempre la solita pietra nera, sempre i soliti motivi. Gli shop in centro sono numerosi, compreresti di tutto, come a Dublino; per le strade continuano gli spettacolini ad ogni ora. E’ soprattutto una città moderna, fatta per il turismo; sta viaggiando spedita verso la quota dei 70000 abitanti: in periferia costruiscono molto, è ritenuta la città più in crescita d’Irlanda; per dimensioni è la terza, dopo Dublino e Cork.

Ci organizziamo per le Aran, 25 euro, partenza vicina al nostro alloggio alle 9 di mattina, ritorno per le 9 di sera. Il giorno dopo quindi non c’è tempo per cercare altre sistemazioni; quindi provvediamo subito e troviamo posto in un ostello centralissimo (Galway City Hostel) a 23 euro con colazione: addio topaia !!! Nonostante la levata del giorno dopo, la sera ci concediamo una discoteca, il Cuba, dove suonano dal vivo, e soprattutto ‘sti pazzi irlandesi, pogano come dei forsennati. Meglio i pub…

Memori del vento del giorno prima, per le Aran partiamo ben coperti. Il battello parte da Rosshaven, circa 30 km a ovest di Galway, in pieno Connemara. Per tutto il tragitto in bus, vediamo questa immensa spianata brulla, verde, marrone e sassosa. Qua i cartelli non sono più bilingui, ma sono soltanto in gaelico. Passiamo anche accanto ad un campetto di calcio gaelico, con le sue buffissime porte: i pali alti del rugby con sotto la porta da calcio. E’ lo sport che va per la maggiore: è tutta roba irlandese, ed almeno in questo sport sono i più forti del mondo…

Finalmente salpiamo per le Isole Aran, e dopo una mezz’oretta arriviamo sull’isola più grande delle tre, Inishmore, lunga 15 km, larga la massimo 5. Le altre due, piccolissime sono Inishmann ed Inisheer. Il modo classico per visitarla è noleggiare una bici (10 euro al giorno); abbiamo 8 ore di tempo dalle 11,30, ora d’arrivo alle 19,30 ultimo imbarco per Galway. Così noleggiamo subito le mountain bike e comincia quella che forse è stata la giornata più bella di tutta la vacanza.
Alle Aran il turista lo riconosci perché è in bici e perché ha i calzoni arrotolati solo sulla gamba destra (non c’è il copricatena, e dopo un po’, jeans ricoperti di morchia per tutti). Spessissimo tale turista è italiano e di questi tempi canticchia il po po po po poppoooo dei mondiali, soprattutto se nelle vicinanze passano dei francesi.
Nonostante i primi chilometri dal paesaggio un po’ piatto e dal tempo irritante (nuvoloni, vento e pioggerella), una volta arrivati in cima al forte che domina l’isola cominciamo a scoprire il fascino di questo posto. Scorci stupendi si stendono all’orizzonte, il clou sembrano essere le scogliere, e per arrivarci c’è da pedalare. Ma anche tutto il resto è bello. Ancora miliardi di chilometri di muretti a secco, più che in ogni altro posto, verde e natura selvaggia. In tutta l’isola abitano meno di 1000 persone. Ogni tanto sbuca una casa con il tetto di paglia. Forse lo skyline non è poi diversissimo dal resto d’Irlanda, ma qui ti senti in Irlanda ancora di più. E’ tutto più selvaggio, più vero. E forse vivendolo in bici, ti senti parte del paesaggio. Ci sono tanti italiani; a noi si aggregano due ragazzi di Parma. Scendiamo dal castello; le viuzze attorno ad esso sono strettissime ed accidentate. All’orizzonte è possibile vedere la costa irlandese, ed i parmigiani ci indicano in lontananza le Cliffs of Moher, dove sono stati il giorno prima.
Pedalando verso le scogliere ci imbattiamo in una spiaggia, non si sa quanto naturale. Il fatto stesso che sia circondata da un orrido muraglione di cemento targato “UE”, sigla da accomunare a numerosi obbrobri ambientali irlandesi, ci fa venire più di un sospetto. Lì sostiamo per pranzo, poi ripartiamo verso la meta principale, le scogliere e la fortezza Dun Aengus a strapiombo sull’Oceano, piazzata sull’orlo delle stesse scogliere alte 160-180 metri. Qua è possibile arrivare solo a piedi ed è stupendo. L’unico segnale di civiltà è un falso cartello stradale dove qualche simpaticone ha scritto “Pisa merda”.
Splendide le sensazioni che si hanno stando sdraiati sulla cima delle scogliere, affacciati verso il basso a guardare l’immensità dell’Oceano infrangersi quasi 200 metri sotto di te. Tutto sembra infinito, dall’altra parte dell’orizzonte c’è l’America. Ed il contrasto fra il blu del mare, il verde dell’isola e l’indefinibile tono del famoso "Cielo d’Irlanda", è unico.
A metà pomeriggio spunta un inaspettato sole cocente, una rarità. Bardati com’eravamo, finire la giornata pedalando è stato un bagno di sudore per tutti. I saliscendi di Inishmore c’hanno messo ovviamente del loro, ma hanno reso anche più soddisfacente concedersi una birra rigenerante nel pub in mezzo all’isola.

Quando torniamo a Galway sono già le 9 di sera passate.
Facciamo serata con i ragazzi di Parma in un pub carino, ma un po’ spento. E’ domenica e la differenza con i due giorni precedenti si vede: l’esercito di irlandesi festanti è tornato a casa; ciononostante davanti al King’s Head c’è ancora un gran casino e le ragazze irlandesi rimaste continuano a girovagare mezze nude nonostante il vento freddo che nel frattempo, dopo un giorno di tregua, è tornato a flagellare Galway.

Archiviate le Aran ci mancano le Cliffs e poco altro.
Intanto domani lasciamo la topaia.


PS: ho deciso fare 4 post per l'Irlanda anzichè 3, altrimenti quest'ultimo veniva troppo lungo. Pubblicherò il n. 4 domani sera o domenica, e sarà la fine del viaggio.

评论 (2)

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Patrick发表:
 Però....identico al mio viaggio.
Vedi l'avatar? L'ho scattata da Doolin. Tra le Cliffs e Inis Oirr.
9 月 9 日
erika发表:
UE SALVE!L'ABBONAMENTO L'HO RIFATTO L'11...IL MIO DI PORTAFOGLI STA BENE DATO CHE NN FARO' LE FERIE QST'ANNO,SINCERAMENTE ALL'ABBONAMENTO PREFERIVO LE VACANZE CREDIMI...
IN COMPENSO,GIOVEDì E' L'ULTIMO GG DI LAVORO X ME POI MI RIPOSO UN PO',ALMENO QUELLO...
BUON WEEKEND!!
8 月 26 日

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